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Giovedì 17 aprile 2014, “Altrevie” ha organizzato un dibattito sul caso Moro. In quell’incontro è venuto Giuseppe Ferrara, regista del film “Il caso Moro”. In quella serata sono stati proiettati anche alcuni spezzoni del film.

Si è pensato quindi di continuare con questo incontro, proiettando “Il caso Moro” alla presenza del Maestro Giuseppe Ferrara, che a conclusione della proiezione si fermerà con noi a discutere del film e anche di tante altre cose…

Il film:

Il caso Moro è un film del 1986 diretto da Giuseppe Ferrara, tratto dal libro del 1982 I giorni dell'ira. Il caso Moro senza censure di Robert Katz, co-autore anche della sceneggiatura. Fu il primo film a narrare l'intera vicenda del rapimento di Aldo Moro, con l'interpretazione di Aldo Moro affidata a Gian Maria Volontè. Il film è assolutamente neutrale, gli stati d'animo del presidente sono quelli che si evincono dalle lettere scritte da lui stesso.

Le scene del blitz delle forze dell'ordine avvenuto nella realtà nel paesino di Gradoli (dove secondo indicazioni fornite da Romano Prodi era detenuto l'onorevole Aldo Moro) furono in realtà girate nel paesino di Campagnano di Roma

Trama

Il film ripercorre cronologicamente i 55 giorni del rapimento di Aldo Moro: dalla strage di via Fani fino al rinvenimento del corpo del presidente della Democrazia Cristiana in via Caetani. La pellicola mostra fedelmente tutti gli eventi che hanno caratterizzato quei giorni; mancano i riferimenti complottisti a ipotesi che sono emerse solo negli anni successivi, come per esempio la presenza di un ufficiale del Sismi nei pressi di via Fani la mattina dell'agguato e i contatti tra Stato e organizzazioni criminali (camorra, banda della Magliana), per l'individuazione della prigione di Moro.

Chi è Giuseppe Ferrara

Giuseppe Ferrara nasce a Castelfiorentino, in provincia di Firenze, il 15 luglio del 1932. Al liceo si fa notare per la indole polemica e contestatrice, caratteristica che lo accompagnerà in tutta la sua lunga carriera di cineasta, costringendolo a sostenere la prova d’esame di maturità fuori sede. Nello stesso periodo fonda un innovativo cineclub, che propone e analizza criticamente i recenti prodotti del neoralismo; la sua attività è però fortemente osteggiata dal governo in carica; per il suo carattere di “novità“, è considerata «sovversiva». Gli anni successivi sono quelli dell’approdo a Firenze, all’Università, dove Ferrara si laurea in Lettere con una tesi proprio riguardante il "Nuovo Cinema Italiano", il cui relatore è Roberto Longhi; dopo la laurea, Ferrara si sposta a Roma per frequentare il corso di regia al Centro Sperimentale di Cinematografia: durante le sue brevi "licenze" senesi, comincia a mettere a frutto quanto appreso nella capitale, con due corti in 16mm: Porto Canale e L’amata alla finestra, entrambi destinati a ricevere diversi riconoscimenti ufficiali. Conseguito il diploma di regia nel 1959, fatica però a trovare degli sbocchi interessanti, anche a causa delle sue opinioni alquanto trasparenti. Nell’ambito di suoi periodici ritorni alla città natale, all’interno di un progetto sulla Resistenza, Ferrara gira Brigata partigiana, documentario che per la prima volta vede mescolarsi immagini ricostruite con materiali di repertorio, una fusione che diverrà presto la sua cifra stilistica peculiare. Altri variegati aspetti della realtà senese sono